Cassa malati pubblica: Si o No?

Metà degli svizzeri sarebbero per la cassa malati pubblica secondo un sondaggio eseguito di recente dall’istituto di ricerca GFS di Berna. Chi ha risposto sia a favore che contro la cassa malati pubblica avrà pur fatto certe riflessioni che cerco di esporre nel seguito.
Di primo acchito una cassa malati pubblica presenta un indubbio vantaggio : toglie al cittadino il dilemma della scelta della cassa malati. Oggi è tutt’altro che facile scegliere. Il cittadino comune nel groviglio delle offerte delle attuali casse malati si sa districare sempre meno. Da una parte rincorre il premio più basso e dall’altra parte patisce talvolta la delusione nel vedere determinate prestazioni non riconosciute. In una situazione di cassa malati unica si deve supporre che la cassa malati si prenderà a carico tutte le misure mediche e sanitarie atte a salvare da morte e invalidità. A riguardo di quest’ultime non si può sottacere che nell’attuale offerta sanitaria le misure efficienti e efficaci sono accompagnate da una miriade di prestazioni di dubbio valore scientifico. Indicazioni aleatorie, diagnostica pleonastica e terapie o futili o più atte a migliorare la cosiddetta wellness occupano inutilmente lo spazio e il denaro che dovrebbe essere riservato a un costante miglioramento delle cure mediche. Nell’offerta attuale di dubbia validità scientifica posso essere inserite un buon numero di operazioni ortopediche, prestazioni di fisioterapia, esami diagnostici inappropriati, interventi al limite del cosmetico, misure difficilmente sorvegliabili di accanimento terapeutico .
Sarebbe in grado una cassa malati pubblica di riesaminare con dati duri e scientifici la validità dell’attuale catalogo di prestazioni ? I sostenitori della cassa malati pubblica fanno costantemente accenno al fatto che quest’ultima non sarebbe più tenuta a misure di autopromozione come lo fanno attualmente la ventina di case malati riconosciute sul territorio. Non esitano infatti a sponsorizzare avvenimenti sportivi, giornalini e pubblicazioni. Consumano non indifferenti risorse per farsi la guerra attirando casi economicamente interessanti. D’altra parte abbiamo almeno la probabilità che l’amministrazione di una cassa malati pubblica porterebbe a dei risparmi? I vari messaggi di promozione della salute lodevolmente proposti dalle attuali casse malati nei loro giornalini ai propri assicurati dovrebbero pur essere ripresi dalla cassa malati unica allo stesso modo con il quale la SUVA promuove comportamenti atti a prevenire gli incidenti e le loro conseguenze. Anche la AVS /AI federali non spiccano per parsimonia gestionale e al pari della SUVA propongono spese amministrative che superano il 5%.

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Signora Schlumpf adagio!

Orripilo quando leggo i propositi della consigliera federale signora Schlumpf. Le sue ultime intenzioni sull’ abbandono del segreto bancario per gli svizzeri costituiscono un vero harakiri per il nostro paese. Da una parte sono un atto di sfiducia verso un’onestà fiscale altamente infiltrata nel tessuto sociale svizzero. Dall’altra portano con sé il rischio che la tanto sbandierata trasparenza porti a una Svizzera di cristallo, nuda, con la tenda della doccia di plastica trasparente. La sabbia che la signora Schlumpf vuole mettere negli ingranaggi della piazza finanziaria elvetica viene probabilmente dalla sua foga europeista e da un concetto di giustizia surreale. La politica non è giustizia. La politica deve conoscere la parola temporeggiare. Si ha l’impressione che la nostra ministra non conosca l’arte del temporeggiare, del combattimento di ritirata, quando mette alla mercé degli stati in maniera automatica le informazioni bancarie e fiduciarie svizzere. Adesso è giunto il momento in cui i nostri politici a Berna devono agire e farglielo capire. Nel Ticino il mondo bancario offre posti di lavoro a 6900 persone e la massa salariale di 852 milioni di franchi costituisce un indotto sul PIL di circa il 10%. Dopo aver intimorito la clientela italiana che detiene in Ticino 160 miliardi di capitali e aver spaventato gli ulteriori 140 miliardi di altri stranieri nostri clienti, la signor Schlumpf vuole sottoporre alla lente arcigna di un fisco guardone come il grande fratello anche gli svizzeri e i ticinesi. Due alternative: o non la eleggiamo più in dicembre o se no spingeremo in avanti l’iniziativa per fissare il segreto bancario nella costituzione.

Filippo Martinoli

Noi delle banche in Ticino …

La radiografia 2013 delle banche in Ticino fa stato della perdita di duemila posti di lavoro nei ultimi dodici anni. Siamo circa a 6’500 unità, un calo occupazionale di circa 1/4 . La radiografia ci mostra anche la fortissima diminuzione dell’apporto fiscale delle banche all’erario ticinese, ormai ridotto soltanto a 20 milioni di franchi. Il radar finanziario segnala all’orizzonte due pericoli principali. Da una parte il progetto del governo italiano per un rientro poco penalizzato dei capitali fa temere un ulteriore impoverimento dei depositi bancari di clienti stranieri nel Ticino. Questo è un pericolo incombente. Il secondo pericolo meno acuto ma reale è il 2018, anno in cui entrerà in vigore lo scambio automatico di informazioni. Mi sembra di intravvedere un terzo pericolo di natura politica e di valenza nazionale: lo scollamento fra la strategia delle banche e quella del governo federale . Si ha l’impressione che banche e consiglio federale marcino su sentieri lontani l’uno dal altro senza parlarsi. Le banche remissive e senza alcuna difesa politica trattano su multe miliardarie con gli Stati Uniti con la Francia e poi chissà in futuro magari anche con l’Italia. Lo stato federale, presumendo una accondiscendenza totale delle banche che è tutta da dimostrare, si avvia allegramente non verso delle vere trattative ma soltanto verso delle concessioni. Invece di mettere sul tavolo la questione dei ristorni dei frontalieri, la disparità di trattamento rispetto ad Hong Kong , Delaware , Panama, Montecarlo ecc.. , progetta una resa senza condizioni nelle trattative con l’Europa. Ci deve preoccupare questo scollamento nella difesa delle nostre prerogative svizzere di autonomia? Penso di sì. Ne abbiamo la prova. I nostri ministri sono andati in Italia finora come il buon re Enrico IV a Canossa e non ci ha colpito particolarmente la loro aura di plenipotenziari di uno stato fiero ed autonomo come la Svizzera. Non sarà facile nel futuro insegnare loro a tenere la schiena dritta negli incontri con i loro pari europei ma proviamoci lo stesso. È un’esortazione che rivolgo ai residui 6500 dipendenti del settore bancario ticinese.

Filippo Martinoli

Vogliamo mantenere vivo l’Ospedale di Acquarossa? Non si tocca!

Sull’attività attuale dell’Ospedale Bleniese si è manifestato sul Corriere del Ticino del 13 giugno u.s. il signor Torriani, infermiere ad Acquarossa, illustrando a nome di 36 colleghi che ci lavorano l’intensa attività e la totale disponibilità di servizio del locale pronto soccorso. Esso è presente con medico e infermiere giorno e notte, fine settimana compreso: un servizio apprezzato dai vallerani e dai turisti che il DSS in combutta con l’EOC sembra volere ritenere “quantité négligeable”, da eliminare e basta.

Qualcuno ha già scritto sul bavaglio messo sulla bocca dei Bleniesi da parte dell’EOC e del DSS che nemmeno hanno ritenuto necessario che l’Ospedale Bleniese presentasse la sua candidatura per mantenere la sua attuale funzione di ospedale. D’ufficio, nelle pieghe nascoste di una malaugurata e statalista proposta di pianificazione sanitaria, lo si vuole degradare a istituto di cura, sacrificando la sua centenaria funzione di ospedale acuto di valle, privandolo del pronto soccorso e di un ben avviato e collaudato reparto di geriatria.

I Bleniesi l’hanno capito: non potrebbero più farvi ricorso per incidenti minori e malattie da curare vicino a casa e addirittura non potranno nemmeno più chiamarlo ospedale. E così anche i turisti che per una puntura di ape dovranno andare a Bellinzona. Ma che cosa hanno pensato in governo?

La soppressione dell’ospedale è stata giustificata da motivi economici ? Costa troppo gestirlo come adesso ? E allora proviamo a chiedere all’EOC quanto costa. Porta sbattuta sulla faccia: l’EOC non rilascia bilanci di strutture ospedaliere singole . Beata trasparenza! Non ci resta che esaminare qualche cifra che può servire da indicatore. In due anni i medici dell’EOC sono passati da 492 a 543, un aumento di ben 50 medici ! Tutti ingaggiati in altre strutture ma non all’Ospedale Bleniese che da anni impiega … solo 8 medici! Anche il personale infermieristico e non, abbondantemente spalmato con aumento considerevole su tutto il resto degli ospedali dell’EOC, è invece rimasto stabile ad Acquarossa con circa 120 unità. I costi di gestione si aggirano stabilmente sui 12 milioni annui quando l’EOC spende per tutto il cantone 613 milioni all’anno con aumenti di spesa annui di almeno 6 punti percentuali e grassi accantonamenti per rinnovare i palazzi ospedalieri dei centri. Non si possono proprio accusare i Bleniesi di sfondare le casse dell’EOC che si permette tra l’altro di istallare e gestire una nuova risonanza magnetica in uno studio medico alla stazione di Lugano ( 3 milioni circa!). E la sensibilità politica verso la medicina di prossimità, ampiamente voluta dalla recente votazione federale , l’EOC-DSS ci tira su un fregaccio per buona pace dei Bleniesi, costringendoli a recarsi per una frattura del polso a Locarno mentre l’anziano con una modesta polmonite finirà lontano dalla sua famiglia nell’anonimato dell’Ospedale San Giovanni!

Non resta che protestare vivacemente contro la sfrontatezza di questa pianificazione ospedaliera proposta dal DSS in combutta con l’EOC. Essa viola una tradizione ospedaliera di valle radicata e alla quale i Bleniesi non rinunceranno a costo di marciare su Bellinzona. L’hanno già fatto con 6000 firme e alla fine del 19esimo secolo l’hanno fatto ancor più vivacemente. Hanno una memoria perenne di come si fa! Ci pensi il Gran Consiglio quando la pianificazione ospedaliera a fine anno arriverà nell’emiciclo!

Filippo Martinoli

Dal punto di vista dei comuni: una proposta.

Alla fine dell’anno trascorso i consigli comunali si sono trovati per approvare i preventivi 2015. Hanno dovuto digerire per lo più dei deficit importanti per l’anno corrente. Quello che più amareggia è il fatto che non si intravvede la fine della diffusa miseria finanziaria comunale. Cerchiamo di analizzare i motivi di queste molteplici situazioni di profondo rosso. I sorpassi di spesa sono stati per lo più frutto di imposizioni cantonali votate dal Gran Consiglio.

Gli esempi non si contano. Parte per il tutto eccone alcuni: la creazione della posizione di direttore didattico per le scuole comunali, la professionalizzazione del tutoriato, la creazione di una polizia strutturata, molteplici spese in più nelle costruzioni pubbliche comunali dovute alle regole di risparmio energetico e talvolta a assurde e ridondanti prescrizioni anti-incendio. Se questi aggravi di spesa sono stati digeriti, altri si prospettano però all’orizzonte della spesa comunale con impatto finanziario ben più problematico: le strutture per gli anziani, le eventuali partecipazioni dei comuni al finanziamento delle post-cure ospedaliere e chissà poi cosa si inventa ancora il Gran Consiglio.

Ed ecco la proposta: proviamo a impegnarci tutti a mandare a Bellinzona in Gran Consiglio soltanto persone che hanno o hanno avuto esperienza nella gestione dei comuni e che con la loro consumata attenzione alle finanze comunali sapranno evitare e scongiurare ulteriori aggravi. I politici si prendano le loro responsabilità nel metter una diga alla tendenza dei funzionari cantonali di emettere regolamenti e chiedere leggi i cui costi ricadono poi sulle amministrazioni comunali.

Filippo Martinoli Partito Popolare Democratico

Caveau cosa succederà?

Si preoccupano i politici, i procuratori, i guardiani dell’etica societaria! I caveau presi in affitto da società che non sottostanno alla legge antiriciclaggio potrebbero riempirsi di ogni sorta di letame puzzolento: dai proventi di attività mafiose a quelli del commercio di armi , droga, sesso ecc.
Purché il desiderio di pulizia non si trasformi nell’ ennesimo attacco al cittadino e al suo diritto di custodire in una cassetta di sicurezza quattro marenghi, un testamento, qualche gioiello. Incombe il rischio che una misura anti-letame si trasformi in una ulteriore vetrificazione dell’ uomo comune , dove anche gli slip sono costruiti di cellophane trasparente . Potrebbero anche ridere gli edificatori di robuste casseforti incementate nel sottosuolo di casa quando i fuggitivi denari sporchi cercheranno alloggio al domicilio di qualche individuo malintenzionato. Ce ne sono sempre di individui disposti ad aiutare i ladri che fuggono da guardie trafelate.

Filippo Martinoli Comano.